Il comunismo
va costruito, non è un trend.
Nel mio campo, oramai sapete dove lavoro, primario è estendere conoscenza e controllo
tra gli operai, per poi trasferirla ai livelli superiori. Gli strumenti, le
procedure, le analisi, il progetto d'intervento vengono dall'alto. Dal basso
deve provenire il controllo su tutto ciò che dall'alto arriva, comandi e ordini
compresi. L'autodifesa deve essere azione primaria. Se la formazione è presunta
carente, si organizzi l'autoformazione. Se i tempi ti si comunicano stretti, tu
rifiutali, allungali e adeguali alla sicurezza necessaria. Mai stringere sulla
sicurezza, ma se costretto rinuncia piuttosto alla qualità, e al limite ferma
tutto, fanculo. E' il protagonismo operaio a farci mantenere vivi, non certo la
bonarietà del padrone. Nessuna vita a rischio per difendere le superficialità e
i ribassi aziendali. Ma anche non permettere a nessuno di mettere una pezza
dove l'organizzazione del lavoro è carente. Coraggio compagni, siamo noi i
protagonisti, e i creatori della LORO ricchezza.
Ciao Marco.
Jure
FINCHE’ NON CAMBIEREMO RADICALMENTE LA SOCIETA’, NON POTREMO MAI SPERARE CHE LA STRAGE QUOTIDIANA DI LAVORATORI FINISCA!
Ancora una volta siamo a piangere e indignarsi per altri martiri del lavoro.
Oggi ne parlano tutti i giornali e i social sono pieni di commenti indignati.
Ancora un infortunio col “botto”, poi oggi è Pasqua e quindi la notizia fa tantissima audience.
Poi se ne dimenticheranno, ma la strage quotidiana continuerà, nel silenzio di tutti.
La strage quotidiana dei morti senza volto: i quattro lavoratori che muoiono ogni giorno senza che nessuno ne sappia nulla.
Le cause dell’incidente di oggi, come di tutti gli infortuni sul lavoro sono sempre le stesse: mancata osservanza degli obblighi a carico dei datori di lavoro per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.
Le macchine e i luoghi di lavoro non sono a norma, le valutazioni dei rischi sono documenti puramente formali, mancano procedure di sicurezza, i lavoratori non sono formati, addestrati, coinvolti.
Questo perché nelle aziende il profitto viene prima di tutto: bisogna lavorare, produrre e spendere poco.
E poi mancano, praticamente del tutto, i controlli, per precisa volontà di politici e sindacati collusi, per il proprio tornaconto, con la classe imprenditoriale, cioè con i padroni, che i controlli non li vogliono per fare profitto.
Non c’è giustizia nemmeno nelle aule dei tribunali, poiché PM e giudici stanno spesso dalla parte dei più forti.
Non serve a niente piangere.
Finché non cambieremo radicalmente la società capitalista basata sul profitto e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, non potremo mai sperare che la strage quotidiana di lavoratori finisca!
Già, ma il comunismo non è più di moda...
E allora smettiamo almeno di piangere.
Marco Spezia